Esistono tecnologie che possono cambiare il futuro del mondo in modo così profondo come mai prima, dall’intelligenza artificiale all’Internet delle cose, dai robot alla banda ultra larga.

Ci troviamo sul crinale di un cambiamento che può essere radicale e trasformare per sempre la vita nel nostro piccolo pianeta.

L’Italia è al centro di questo momento, con finanziamenti in grado di ridisegnare il futuro del paese. Non c’è mai stato prima un momento così carico di promesse e di rischi. Affrontiamo la salita alla nuova vetta dell’evoluzione economica e sociale della nazione acciaccati, feriti nell’economia e nei rapporti umani dalla pandemia. Ma questo è il tempo di stringere i lacci, di serrare i ranghi e allungare il passo, come fanno i montanari.

La scalata che ci aspetta non è né facile né breve, ma forse oggi per la prima volta abbiamo le risorse e le motivazioni per farlo.

Le ferite inferte dal Covid-19 ci hanno insegnato a caro prezzo che la nostra società e la nostra economia devono evolversi, perché le minacce che verranno saranno anche più grandi di quelle che abbiamo sperimentato.

Se vogliamo avere più sanità, più sicurezza, più uguaglianza, dobbiamo avere più tecnologia, per liberare le risorse che servono. Il punto è che il digitale permette di fare più cose e meglio, spendendo meno; dato che il costo di servizi, come la sanità, non potrà che aumentare, più il digitale sarà diffuso (anche nella PA), maggiori saranno le risorse che avremo a disposizione.

I rischi sono molti, bisogna utilizzare bene il flusso di denaro che arriverà, occorre scegliere con attenzione dove e come investire e soprattutto evitare le concentrazioni.

Alcune tecnologie, come l’intelligenza artificiale, tendono naturalmente all’oligopolio, a concentrarsi nelle mani di chi ha più soldi. Occorre evitarlo per due motivi: perché può creare ingiustizie e perché l’Italia ne sarebbe esclusa, dato che (al momento) non ha capacità attrattive per i grandi nomi dell’AI.

Solo con una tecnologia distribuita si può pensare ad uno sviluppo sostenibile e diffuso.

Il digitale deve essere ovunque, accessibile da tutti, per generare cambiamenti economi e sociali ugualitari.

Scopri di più leggendo l’articolo di Francesco Marino, Direttore di DIGITALIC -> LINK